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1 Dicembre 2021
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A Operaestate “Swans never die”: sei cigni diversi per un unico assolo

BASSANO. Operaestate Festival ospita la prima assoluta di Swans. Il 22 luglio al Teatro al Castello “Tito Gobbi” di Bassano andranno in scena la prima ballerina del Teatro alla Scala Virna Toppi, con il brano di repertorio La morte del cigno, e le creazioni originali ad esso ispirate di Chiara Bersani, Collettivo MINE, Silvia Gribaudi, Philippe Kratz e Camilla Monga. Le iniziative dedicate all’approfondimento dell’assolo di Fokine, e alla sua influenza sulla storia della danza, iniziano già dal mattino, e accompagnano il pubblico fino alla première della serata.

Alle 10 al Giardino Parolini è in programma una classe speciale di Dance Well, come sempre aperta a tutti, con ospite speciale Virna Toppi.

Alle 20 sulla terrazza del Teatro al Castello ci sarà un incontro gratuito (a numero chiuso con prenotazione obbligatoria presso la biglietteria) aperto al pubblico per scoprire il progetto, l’assolo da cui prende ispirazione e il processo creativo dei coreografi nel corso dei mesi, con la partecipazione della Prof. Susanne Franco, Università Ca’ Foscari Venezia, e con alcuni partner del progetto, che racconteranno la genesi, le tappe e i prossimi sviluppi di un percorso che continuerà anche nel 2022. Un incrocio tra storia e futuro, tra tradizione e creatività, che introduce al programma della serata. 

La serata, intitolata Swans, un titolo scelto dagli artisti per sottolineare la pluralità dei cigni in scena, e per racchiudere attraverso un’unica immagine coreografie dalla forte identità personale (e ciascuna con un proprio titolo), è costruita in dialogo con gli artisti coinvolti, dagli aspetti più tecnici alla drammaturgia finale.
Apre la serata Swaën di Camilla Monga, che invita due musicisti a reinterpretare la stessa partitura, realizzando una composizione in parte scritta e in parte improvvisata: lo stesso principio che guida la struttura coreografica, e che rievoca la libertà interpretativa di Anna Pavlova.
Collettivo MINE, invece in Living like I know I’m gonna diecrea una danza per cinque corpi: due coppie e un singolo, un corpus unico di braccia allacciate in un reticolo di incontri fulminei: una vera lotta contro la morte, che trova nel cigno un simbolo della transitorietà dell’esistenza.
In L’Animale, Chiara Bersani indaga l’anima come luogo di movimento e trasformazione, e per avvicinarsi al cigno decide di passare attraverso una domanda: cosa succede quando guardando la profonda notte riusciamo a riconoscerci attraverso il canto?
Philippe Kratz crea invece un pezzo per due interpreti, Open Drift, in cui tenta di catturare ogni transizione e trasformazione, ogni singolo momento di passaggio.
Silvia Gribaudi in Peso Piuma ricerca l’intimità del corpo, l’abbandono ad esso, il ricostruire di nuovi movimenti, con fatica e felicità, ripetendo quelle braccia e quel collo spezzato tipici della Pavlova.
Chiude la serata la coreografia di Fokine, con Virna Toppi, danzatrice amata dal pubblico che l’ammira solitamente in duo con Roberto Bolle, e che qui ha focalizzato la propria ricerca sulla ricca storia di interpreti del pezzo e sul suo personale approccio alla figura del cigno in danza.

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