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24 Settembre 2021
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Costituiscono società fittizia con una carta d’identità clonata: sequestro per 81 mila euro

Il 14 giugno la Guardia di Finanza di Arzignano ha eseguito il sequestro della somma di 81.041,13 euro nei confronti di due coniugi indagati per non avere presentato la dichiarazione dei redditi per l’anno 2014.

Il servizio ha preso avvio da una verifica fiscale avviata nel febbraio 2017 nei confronti di una società di Arzignano operante nel commercio all’ingrosso di minerali metalliferi e metalli ferrosi.

L’impresa, costituita nel 2013, era priva di una sede effettiva, di una struttura operativa e di unità locali e non risultava avere utenze intestate, personale alle dipendenze o autoveicoli aziendali. Inoltre, è stato accertato che il suo rappresentante legale era del tutto estraneo alla gestione della stessa, essendo addirittura ignaro della propria formale investitura che, da quanto ricostruito dalle Fiamme Gialle, sarebbe avvenuta attraverso l’utilizzo abusivo di una copia della sua carta d’identità, falsificata per l’occasione.

Inoltre la società, pur non avendo mai effettuato acquisti di merci o di materie prime, nel 2014 ha dichiarato rapporti commerciali con clienti per oltre 400.000 euro, salvo poi omettere di presentare le dichiarazioni e di effettuare i relativi versamenti I.V.A.. Tali rapporti commerciali sono stati dunque ritenuti fittizi, in quanto finalizzati esclusivamente a consentire l’evasione fiscale a propri clienti attraverso l’emissione di fatture per operazioni inesistenti.

La gestione “di fatto” della società in questione è stata attribuita a due coniugi residenti a Veronella (VR), P.P., classe 1977, originario di Foggia ed attualmente in stato di detenzione per altre cause, e D.A., classe 1980, di Arzignano (VI). Avevano costituito uno “schermo giuridico”, rappresentato dalla società arzignanese, per realizzare operazioni concluse, in concreto, fra altri soggetti.

All’esito delle indagini penali, coordinate dal Pubblico Ministero della Procura della Repubblica di Vicenza Dott. Giovanni Parolin, i finanzieri hanno dato corso al sequestro dei beni e delle disponibilità finanziarie in capo alla società e del profitto-denaro nella disponibilità di entrambi gli indagati, per quest’ultimi anche “per equivalente”, fino alla concorrenza di 81.041,13 euro, che rappresenta l’importo dell’I.V.A. evasa.

 

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