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17 Aprile 2021
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Dissecazione dell’aorta diagnosticata “in strada”, salvato un 44enne di Cassola

Un 44enne di Cassola la sera di giovedì 1 aprile è a casa e sente che qualcosa non va: tutto inizia con uno strano dolore ai denti, diffusosi poi al torace e al braccio sinistro. Dopo mezz’ora la situazione non migliora, anzi: decide quindi di chiamare il 118, che fa partire in codice rosso un’ambulanza dall’ospedale San Bassiano. Quando arrivano, gli operatori sanitari trovano il paziente che li attende in strada, cosciente: il suo racconto è preciso e la visita accurata, con elettrocardiogramma ed ecografia toracica eseguiti direttamente sul posto, l’estensione dell’indagine all’aorta e carotide sembrano confermare il sospetto: nel paziente è in atto una dissecazione dell’aorta e ogni minuto è prezioso. Immediatamente il medico Suem si mette in contatto con la centrale 118 di Vicenza, che lo collega con il cardiochirurgo e indica di centralizzare il paziente direttamente all’ospedale di Vicenza, dove nel frattempo viene allestita una sala operatoria. L’intervento dura 4 ore, tutto va per il meglio e ieri il paziente è stato dimesso.

«Il dott. Giordano Feltrin, il medico che era sull’ambulanza, lavora con noi da un anno – sottolinea il dott. Andrea Favaro, direttore del Pronto Soccorso di Bassano del Grappa -, e ha dimostrato grande competenza. Questo caso conferma la qualità delle dotazioni sui nostri mezzi di soccorso, davvero all’avanguardia».

«Avere diagnosticato sul posto, durante l’uscita con l’ambulanza, la probabile dissecazione dell’aorta è qualcosa di eccezionale – sottolinea il dott. Paolo Magagna, responsabile dell’U.O.S. Chirurgia dell’Aorta Toracica del San Bortolo -, anche perché si tratta di una patologia relativamente rara e poco conosciuta, ma proprio l’intuizione dell’operatore del 118 ha probabilmente salvato la vita del paziente, perché in questi casi più tempo passa, più si riduce il tasso di sopravvivenza. La dissecazione dell’aorta viene spesso definita dagli specialisti un “killer silenzioso” perché nella maggior parte dei casi non presenta alcun sintomo: la diagnosi avviene in modo del tutto fortuito, oppure quando il paziente è già in una situazione di criticità, e in questo caso la mortalità può arrivare fino al 30%. Nelle sue varie forme, ha un’incidenza di circa 16 casi ogni 100 mila abitanti e solo in Italia, ogni anno, è responsabile di oltre 6 mila decessi».

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