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7 Luglio 2020
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Società intestate a nullatenenti e fatture false per 3,5 milioni

BORSO. Finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Vicenza hanno eseguito due decreti di sequestro per l’importo complessivo di 2,2 milioni di euro nei confronti di S.G.P., 74enne di Borso del Grappa e V.M., 47enne di Quinto di Treviso. 

Funzionava così: gli amministratori o titolari di quote di società con rilevanti debiti tributari provvedono a cedere le proprie quote a soggetti “nullatenenti”, a far nominare una “testa di legno” quale nuovo amministratore e, soprattutto, a trasferire la propria sede legale dalla provincia berica in un’altra, spesso in una grande città metropolitana. I finanzieri di Bassano hanno condotto l’operazione partendo dalla posizione di una S.r.l. operante nella produzione e commercio di abbigliamento per bambini, evasore totale dal 2014, già con sede in Bassano, che nel settembre 2018 aveva trasferito la propria sede legale in un comune della provincia di Caserta.

Le indagini relative al suo amministratore di fatto, individuato in S.G.P., hanno permesso di approfondire la posizione di una seconda S.r.l., evasore totale dal 2016, anch’essa amministrata da S.G.P. fino al settembre 2018, quando veniva formalmente ceduta ad un secondo prestanome.

Entrambe le società hanno effettuato importanti cessioni, per circa 3,5 milioni di euro dal 2014 al 2018, nei confronti di una S.n.c. di abbigliamento, con 14 punti vendita nella provincia di Treviso.

Tutte le fatture emesse dalle due società di S.G.P. erano relative ad operazioni inesistenti. Le società venditrici presentavano “amministratori” del tutto inconsapevoli dell’attività esercitata, privi di capacità imprenditoriali e/o conoscenze nel settore, remunerati mensilmente da S.G.P. con esigui importi in ricariche di carte prepagate.

S.G.P. e M.V. sono stati denunciati alla Procura della Repubblica di Vicenza. Sequestrate diverse unità immobiliari, tra cui tre appartamenti a Castelfranco Veneto, uno a Trinità d’Agultu e Vignola (Sassari) ed una villa a Quinto di Treviso.

Le richieste di riesame avanzate dagli indagati, in merito al sequestro preventivo per equivalente eseguito dai Finanzieri, sono state respinte dal Tribunale per il Riesame di Treviso.

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