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20 Settembre 2020
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Lettera aperta del sindaco a Confcommercio

BASSANO. “Cari commercianti“: inizia così, in modo informale, la lunga lettera aperta indirizzata dal sindaco di Bassano Riccardo Poletto al presidente di Confcommercio, Paolo Lunardi, e al presidente della Delegazione di Bassano, Alberto Borriero, “con preghiera di diffusione a tutti i soci del Mandamento“. La vexata quaestio del momento è naturalmente l’area di proprietà Pengo in via Capitelvecchio, oggetto di un intervento di “riqualificazione commerciale” che è diventata fumo negli occhi per l’associazione di categoria.

Innanzitutto non si tratta affatto di un ‘Nuovo Centro Commerciale’ – precisa Poletto – come spesso, purtroppo, ho avuto modo di sentire e di leggere. Cominciamo dall’attributo “nuovo”. Non sono previste nuove superfici commerciali. Si tratta di rinnovare un’area commerciale già esistente e cercare di farlo il meglio possibile, non c’è infatti un’area agricola che diventa edificabile e nemmeno un’area già edificata o edificabile che cambia destinazione urbanistica, ossia, per esempio, che da residenziale diventa commerciale. No, c’è un’area che ha già delle superfici commerciali esistenti e che potrebbe svilupparne altre con i diritti già acquisiti (indice edificatorio). Precisamente esistono già fisicamente in quell’area (ed è difficile non vederli) 10.362 mq di superficie commerciale, potrebbero essercene di diritto 14.000. Ora, quanti ne sono previsti nel progetto di riqualificazione? 8174, quindi più di 2.000 mq in meno di quelli che già ci sono e quasi 6.000mq in meno rispetto a quelli teoricamente edificabili. Nessuna nuova superficie commerciale quindi, anzi 2.000mq in meno di quelli già edificati. Anche l’espressione “Centro Commerciale” in questo caso è fuorviante, perché induce a pensare che, pur riducendo le superfici esistenti si vada a creare appunto un “nuovo centro commerciale”, in cui la novità consisterebbe nel fatto di creare uno “scatolone” in cui si entra da un unico accesso pedonale e al cui interno siano disposti vari negozi ecc. No, i negozi e gli altri esercizi avranno tutti l’ingresso pedonale autonomo dall’esterno, ossia dal piazzale; la novità consiste nel fatto che ci sarà un unico ingresso dalla strada per accedere ai parcheggi. La novità infatti, ed è questa oggetto di delibera, sta nella “grande struttura di vendita” perché così si chiama quando c’è un unico accesso stradale per le auto. E’ importante ricordarlo perché la proposta che ora arriva nuovamente in Consiglio Comunale non è ovviamente quella di partenza. Sono stati posti dei limiti, sono state concordate delle condizioni che ho ricordato sopra, grazie al contributo dei consiglieri comunali e anche grazie al percorso di partecipazione fatto con voi, con i quartieri ecc. E’ stata allungata e ampliata la strada interna di accesso ai parcheggi in modo da fluidificare il più possibile il traffico in via Capitelvecchio e altro. E’ obbligatorio fare questa scelta? Assolutamente no. E’ opportuno farla? Credo proprio di sì.
L’alternativa, come sempre, è non fare nulla, e lasciare le cose così come stanno. Ma sarebbe un po’ come mettere la testa sotto la sabbia, a mio avviso. Perché oltre a lasciare un paesaggio non proprio dei migliori, cosa potrebbe essere poi fatto lasciando le cose così come stanno? Potrebbero essere costruite Medie Strutture di Vendita in numero tale da arrivare fino al max consentito già oggi in quell’area, ossia fino a 6 strutture di vendita di quasi 2.500mq ciascuna, ognuna con il suo ingresso stradale, quindi superfici commerciali maggiori e maggiori ingressi in strada. Cosa è preferibile per il commercio bassanese e per la viabilità? Contenere, anzi ridurre le superfici o lasciarle maggiori e potenzialmente ancor più elevate? Cosa è preferibile per la viabilità? Un solo ingresso in strada o numerosi ingressi ognuno con la sua coda di auto in attesa nelle ore di maggiore flusso? Si tratta, a mio modesto avviso, di decidere se è preferibile che le cose stiano così, sapendo che con gli attuali diritti l’esito è quello che vi ho descritto (numerose medie strutture e numerosi accessi in strada), con pesanti conseguenze sull’assetto commerciale della città e sulla viabilità o decidere di pianificare lo sviluppo del territorio contenendo e mitigando le conseguenze su commercio e viabilità. C’è anche un altro dato da aggiungere: da molti anni c’è una pressante richiesta dal mondo economico di rimettere in moto, almeno in parte, il settore edilizio, che sappiamo ha un indotto significativo in molti altri comparti. La mia amministrazione ha da sempre sposato una visione politica che intende approssimare a zero il consumo di territorio, individuando nel riqualificare ciò “che c’è già” lo sbocco naturale dell’attività edilizia. Vi assicuro che le richieste di nuove costruzioni (queste sì “nuove”) anche di natura commerciale sono più di quante si pensi e quasi sempre non arrivano neanche ad essere formalizzate e quindi poste in discussione perché la strada s’interrompe prima. Qui, mi ripeto, abbiamo in gioco un’area già edificata, già a destinazione commerciale e già con dei diritti di ampliamento, non abbiamo un campo o un quartiere residenziale, ma un’area classificata come degradata che ha la possibilità di essere riqualificata riducendo superfici e impatto sulla viabilità”.

Basterà a far deporre le armi alla Confcommercio?

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