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20 Gennaio 2021
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Truffa all’Inps: sei immigrati nei guai per aver intascato migliaia di euro

CITTADELLA. Un modus operandi efficace e collaudato quello di sei africani che, negli ultimi anni, sono riusciti ad ottenere ingenti somme di denaro dall’Inps a sostegno dell’avvio di nuove presunte attività imprenditoriali. L’iter era sempre lo stesso: farsi assumere per poi farsi licenziare in tempi brevissimi, aprire una partita Iva regolarmente registrata alla camera di commercio e richiedere un contributo a sostegno dell’attività avviata ma, di fatto, mai esistita. A permetterlo è la legge numero 223 del 1991, una normativa che consente di ricevere l’indennità (dai 18 ai 20 mila euro) a chi rimane senza lavoro e diventa imprenditore. A coordinare le indagini per truffa aggravata il pm Sergio Dini che ha chiesto il processo per tutti e sei gli indagati. L’udienza preliminare si terrà giovedì 3 maggio nei confronti di Abdallah Rabichi, 46enne marocchino di Piombino.

Secondo l’accusa, quest’ultimo sarebbe stato licenziato il 7 luglio 2012 ed il 3 agosto successivo avrebbe aperto una partita Iva come lavoratore autonomo, attività fantasma che il marocchino non ha mai svolto. Lo stesso giorno aveva presentato la domanda per incassare il contributo Inps destinato a sostenere l’avvio di un’attività autonoma. Il contributo ottenuto a titolo di indennità di mobilità anticipata a favore ammontava a 23.017,03 euro. Rabichi, poi, il 13 ottobre 2014 aveva chiesto la cessazione dell’attività chiudendo la partita Iva. Situazione analoga per 5 ghanesi Gladys Oppong, 55 anni, Kwane John Effa, 45, Fred Boamah, 57, e Andrews Acheampong, 45, tutti residenti a San Martino di Lupari a cui si aggiunge Francis Kumi, 36 residente in Campania. Le cifre sottratte allo stato da parte dei cinque ghanesi sono rispettivamente di 32 mila euro per Oppong e 2392, 303 e 1303 euro come indennità di disoccupazione per Kumi, Boamah e Acheampong.

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